Aula C4 Occupata una vittoria di tutti!
Giovedì 27 novembre, gli studenti dell’Assemblea Studentesca di Monte Sant’Angelo in seguito ad un tentativo di concertazione con il preside, durato più di 10 giorni, hanno deciso di occupare l’aula c4. Nel corso degli ultimi mesi, che hanno visto la rinascita del movimento studentesco, sul piano nazione, cittadino, ed anche all’interno del nostro complesso universitario, è nata l’esigenza forte di uno spazio autogestito in cui gli studenti potessero incontrarsi in assemblea e che fosse anche, più in generale, un punto di riferimento per il movimento a Monte Sant’Angelo.
Per questo motivo, circa due settimane fa abbiamo chiesto di incontrare il Preside di scienze per richiedere l’utilizzo esclusivo di un’aula. E’ stata individuata l’aula c4 perché era quella in cui si tenevano meno corsi rispetto a tutte le altre dell’aulario, dunque quella che avrebbe creato meno problemi di riorganizzazione. Il Preside, dopo una lunga serie di attese, ci ha detto che aveva provveduto a spostare i corsi, e che ci avrebbe concesso l’uso esclusivo dell’aula, dal martedì al venerdì. Eppure giovedì mattina, ritrovatici fuori l’aula c4, ci è stato detto che erano state date disposizioni di non aprire l’aula agli studenti, a causa di un esame che si sarebbe dovuto tenere nel pomeriggio. Dopo poco abbiamo scoperto che non c’era nessun esame, ma una regolare lezione di un corso che, al contrario di quanto ci era stato detto, non era mai stato spostato.
A questo punto abbiamo deciso di occupare, come avevamo democraticamente deciso in assemblea nei giorni precedenti, qualora avessimo ricevuto un rifiuto alle nostre richieste.
Perché l’esigenza così forte di uno spazio autogestito?
Un aula autogestita è ben più di un posto fisico che risolva il problema tecnico di dove fare assemblea. E’ uno spazio liberato dalle logiche opprimenti dell’università che viviamo oggi e che noi e il movimento tutto stiamo tentando di immaginare diversamente. Che rifiuta la visione dell’università come sterile esamificio, ma che si colloca in un’idea di università diversa, intesa come luogo di conoscenza, in cui si faccia cultura, politica nel senso più puro del termine, dove si producono e si scambiano idee per la crescita collettiva nostra e della società tutta.
Non vogliamo più un’università che è capace di offrirci solo un bagaglio di nozioni sterili, che ci preparano ad un futuro di precarietà lavorativa . Non vogliamo più un’università che da fabbrica di idee (e di individui che quelle idee le pensano, le discutono, le trasformano, le realizzano) si trasforma sempre più in fabbrica di individui inerti, pronti per essere inghiottiti dal tritacarne di un mercato del lavoro che ci vuole efficienti, flessibili, senza diritti ed incapaci di pensare ad una realtà diversa da quella che viviamo.
Di conseguenza rifiutiamo un’università in cui agli studenti sono negati spazi di socializzazione e di confronto. Rifiutiamo un’università chiusa su sé stessa e sempre più incapace di dialogare con la società civile su quali siano le sue finalità e sulla maniera in cui realizzarle.
Guardiamo ai nostri atenei, sempre più spinti fuori dal tessuto sociale delle città, a sancire la loro separazione fisica e culturale dalla collettività, che ne è invece la linfa e l’interlocutore naturale. Guardiamo alle nostre aule studio, giganteschi spazi aperti, sterili ed impersonali, per non parlare del fatto che sono assolutamente in numero insufficiente rispetto al numero di iscritti ad un determinato corso di laurea.
Lo spazio che immaginiamo noi, invece, è diverso. E’ uno spazio degli studenti e a misura degli studenti. In cui noi facciamo le nostre regole, perché chi è deputato a farle per noi ci ha dimostrato di avere interessi diversi dai nostri e di non essere capace di ascoltare la nostra voce E’ uno spazio in cui studiare, magari confrontandosi con gli altri e chiedendo consiglio, fuori dalle logiche competitive che ci vorrebbero gli uni contro gli altri. E’ uno spazio in cui fare assemblea, e discutere di ciò che succede fuori dalle mura dell’università, perché crediamo che gli anni della formazione universitaria, per un singolo individuo, debbano anche essere gli anni in cui sviluppiamo una capacità di analisi critica del mondo che ci circonda che ci consentirà di diventare cittadini consapevoli, anziché pedine di un sistema che ci schiaccia continuamente. E’ uno spazio in cui, perché no, socializzare, arricchendo la propria esperienza universitaria incontrando idee e persone nuove. Anche questo è imparare. E noi non siamo qui per questo?
C’era bisogno di occupare?
Si, ce n’era bisogno, perché purtroppo abbiamo imparato a nostre spese che concertare, quando ci si relaziona a persone con un potere molto maggiore del proprio, e che perciò devono sottostare a logiche che non ci appartengono, si riduce sempre ad accettare concessioni all’alto. Ma abbiamo imparato anche che quando si è in tanti e si ha voglia di cambiare le cose, questa dinamica può essere sovvertita.
C’era bisogno di fare danni?
I “danni” ,che qualcuno ci ha contestato, sono di entità minima, due buchi nei pannelli di compensato della porta, che provvederemo a riparare al più presto. Come del resto è già successo, ci siamo infatti preoccupati di riparare alcuni danni che erano già presenti nell’aula prima del nostro arrivo (porta di un armadio rotta, finestra che non si chiudeva, bocchettoni dell’areazione divelti, etc..) . Faremo di tutto per rendere il più accogliente possibile uno spazio che sia nostro, di tutti gli studenti e per tutti gli studenti!





